Novembre 2015: great job, Ma’am!

Beautiful young teacher

E poi c’erano i complimenti.

Quelli che non ti aspetti, che sai come gestirli a ventisei anni, ma che, quando son troppi, comunque ti imbarazzano.
“Prof, ma sa che è ancora più bella, quando sorride?”

“La odio questa scuola, odio tutti i professori, io seguo solo perché ho un profondo rispetto per lei”

“Lei ci tiene troppo a noi, prof, si vede che si da da fare”

“E’ l’unica che stimiamo qua dentro”

“Io non ho mai seguito come da quando c’è lei a insegnarmi, prof”

“Prof, oggi è bellissima”

“Ma si rende conto se alla statale capitava una professoressa del genere il bordello che veniva fuori?”

Da una parte li capisco: essendo abituati a professori con un’età media da ospizio, incazzosi e con lo stesso charme di un gufo, quando poi ti ritrovi in classe una prof che ha solo qualche anno in più di te, giovane, alla mano, con una mentalità decisamente aperta e lo spirito giusto…bhe, era inevitabile che mi amassero.
(E dopo queste affermazioni, mi sono ufficialmente guadagnata le antipatie di tutti i cari professori della pubblica..perdonatemi, non siete tutti uguali, e ve lo siete sudato il posto, stando dall’altra parte della cattedra si capiscono tante cose e io ho capito quanta pazienza avete avuto con me…ma anche quanto vi è piaciuto avere il coltello dalla parte del manico e abusare del vostro potere)
Per la mia autostima personale, credo che non ci sia stata cosa migliore che insegnare in quella scuola. Non che io fossi nuova a certe esternazioni, parliamoci chiaro, una donna non è mai estranea agli apprezzamenti, però davvero, credo di non averne mai ricevuti tanti tutti insieme come in quei mesi.
Mi vedevano come una dea scesa in terra, senza scherzi, come l’incarnazione della professoressa ideale, come una donna di potere, una donna in carriera elegante, fine e realizzata.
Donna in carriera, io?
Sono una precaria, una fottuta futura disoccupata, jesus!
Avessi lavorato alla Casa Bianca, posso anche capire l’ammirazione suscitata in loro.
Ma ero solo una misera prof. Novella, fra l’altro.
Bhe, parliamoci chiaro, guadagnare la stima e l’approvazione di ragazzetti acerbi che sono abituati ad avere a che fare con coetanee il cui idolo è Justin Bibier…lo so, ti piace vincere facile, eh?
Bonsci bonsci bon bon bon.
Ma io ero perfettamente consapevole che la loro stima dipendesse dal fatto che avessero visto ancora così poco dalla vita. E, anche a costo di darmi la zappa sui piedi e di aprire loro gli occhi sulla realtà, glielo dicevo pure, che avevano gli occhi improciuttati e mi stavano solo idealizzando.
Ma loro continuavano, imperterriti.
Ora, non sto sminuendo la mia persona o altro. Io so quanto valgo. Come sono consapevole dei miei difetti, riconosco anche i pregi. Mi rendo conto che non sono da buttare, capisco che una ragazza che dimostri di avere anche un cervello oltre che due chiappe possa far colpo, non sputo sopra le mie due lauree e sopra alla mia cultura come fossero cose che chiunque possa sventolare come fossero date per scontate, anche perché sono una persona profondamente realista e ho rispetto per il tempo, l’impegno e i soldi che ci ho impiegato ma.. ritengo comunque che stessero esagerando.

Ci sono state delle occasioni in cui ho portato preparato loro dei dolci. Carnevale, Natale, per festeggiare l’inizio delle vacanze.
Non lo avessi mai fatto.
“Prof, sa pure cucinare?? NOOO, cioè, lei è la donna da sposare”
Questo me lo disse lo studente malefico, lui.
E’ una cosa che mi ha ripetuto più volte nel corso dell’anno.
“Che aspetta a chiederle di sposarlo?” mi chiedeva un altro, un biondino.
“Ma chi?” facevo, cadendo dalle nuvole.
“Il suo ragazzo…non capisco, cosa aspetta a chiederle la mano? Lei è perfetta”
“Ma chi si vuole sposare, darling?” rispondevo inorridita.
“Appunto: proprio per questo è perfetta”
A parte gli scherzi, a prescindere dai complimenti sull’aspetto fisico, i quali poco mi interessavano e lasciavano il tempo che trovavano perché ora parliamoci chiaro, è sin troppo facile far colpo su ventenni che probabilmente mi vedevano più come una panterona milf che li bacchettava che come una docente vera e propria; ma vogliamo parlare di quelli sul mio operato?
Vedere che ti sbatti e ti fai il culo e il tuo sforzo viene compreso e accettato, e che tanti casi persi riescono a risalire dalla fogna e a migliorare grazie al tuo aiuto, mi riempiva il cuore di gioia, e si, mi faceva sentire realizzata. Non l’ho mai fatto per il mio ego, lo facevo per dedizione, ma non posso nascondere che mi faceva sorridere dentro vedere che apprezzassero il mio impegno.

Intanto il tempo passava, e lo studente restava lo studente, e io la docente di lingue.